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Il Vuoto

“Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso. Ognuno è parte di un continente, una parte del tutto… e dunque non mandare mai a chiedere per chi suona la campana; suona per te.” (John Donne, Meditation XVII)

Un anno fa Libertà e Giustizia rese pubblico un documento ritenendo di “rompere il silenzio” sul degrado della democrazia verso il quale l’Italia stava procedendo senza reazioni all’altezza del pericolo. Sembrava che ci si trovasse “in bilico”. In pochi giorni più di 200mila cittadini condivisero quelle preoccupazioni attraverso la sottoscrizione.

A distanza di un anno, l’espressione “in bilico” è un eufemismo fuori corso. Ora, più che mai, è impossibile non vedere la piega che il nostro Paese ha preso. Mancheremmo ai nostri doveri di cittadini responsabili del presente e del futuro, nostro e dei nostri figli, se non denunciassimo, insieme al degrado, il vuoto che è il suo terreno di coltura.

È il vuoto che più spaventa. Vuoto nel quale prospera una mai vista concentrazione oligarchica di finanza, informazione e politica che spazza via la distinzione pubblico-privato, ignora il senso delle istituzioni e giunge al punto di fare uso privato dell’atto pubblico per eccellenza, la legge. Non è solo questione di decenza e di etica pubblica. La democrazia è in questione, anche senza bisogno di cambiarne le regole.

Senza uguaglianza, non ci sono cittadini, ma padroni e servi, rispetto sia alla politica, sia alla cultura e all’informazione, sia all’economia.

Gli equilibri si sono rotti. La legge del potere è di ingrossare fino a dove incontra limiti e controlli e, dove li incontra, di travolgerli. Per questo, le preannunciate riforme istituzionali si presentano con un volto che a malapena dissimula la minaccia. Serviranno a ristabilire gli equilibri o ad accrescere gli squilibri?

Non crediamo di esagerare. E non crediamo di sbagliare segnalando che il vuoto più pericoloso è il vuoto d’opposizione. Alle rituali parole di protesta che lasciano il tempo che avevano trovato, si accompagnano comportamenti contraddittori, ambigui, reticenti e silenti. Soprattutto, manca un’analisi della nostra presente situazione, per costruirvi sopra una politica da proporre e sostenere apertamente e chiaramente di fronte ai cittadini.

Si diffonde così l’idea e la voglia di chiudere con un accordo, pur che sia, il conflitto sulla Costituzione.

È vero che la politica è fatta di compromessi e anche di “patti col diavolo”, ma a condizione che si sappia quel che si vuole, che cosa è irrinunciabile e che cosa non lo è, in vista dell’accordo. In mancanza, è come disporsi a mettere la testa sulla ghigliottina, per il gusto di stare comunque sul palco.

Negli ultimi tempi, tuttavia, di fronte a questo vuoto c’è uno spazio che si sta riempiendo. Cittadini di ogni età e di diverso orientamento politico hanno rotto il silenzio, organizzandosi spontaneamente fuori delle strutture di partito, nelle piazze vere e virtuali consacrando i social network come la piazza politica del futuro. Le mobilitazioni pubbliche di questi mesi, pacifiche e riflessive, promosse per la libertà di stampa, per la difesa della Costituzione e della legalità, per il diritto al lavoro e contro il populismo e la pubblica corruzione, sono state una novità, anzi una sorpresa.

Si può essere intensamente partecipi della politica anche senza appartenere a un partito. Questa partecipazione, come dimostrano le elezioni primarie, per ora non è affatto contro i partiti e chiede loro più politica e meno “partitica”, cioè meno autoreferenzialità, alchimie, laboratori, convegni, fondazioni, ecc., e più presenza tra i cittadini, là dove si svolge la loro vita e dove si crea il legame che si manifesta nel consenso elettorale.

Libertà e Giustizia si sente parte del risveglio democratico che è in atto e deve essere sostenuto. Tuttavia, essa non può disinteressarsi dei partiti, non può evitare di rivolgersi loro direttamente quando la democrazia e la Costituzione – la sua ragion d’essere – appaiono a rischio, come oggi.

Chiediamo chiarezza.

Chiediamo che non si abbandoni la questione della concentrazione dei poteri, e che si riprenda il tema del conflitto d’interessi, innanzitutto nell’informazione televisiva.

Chiediamo che si restituisca ai cittadini il diritto di eleggere in Parlamento i propri rappresentanti, e che si operi per la riforma di una legge elettorale iniqua, che tutti dicono che sia da cambiare ma che a troppi, nei partiti, piace così com’è.

Chiediamo che, contro le tendenze plebiscitarie, si dica una parola impegnativa circa la difesa del Parlamento e del sistema parlamentare.

Chiediamo che sulla difesa della legalità si esca dall’ambiguità di formule come il “riequilibrio tra magistrature (Corte Costituzionale compresa)” e politica.

Crediamo che la chiarezza su questi punti sia premessa e condizione della fiducia che i cittadini possano nutrire nei confronti dei propri rappresentanti.

Crediamo infine che moltissime siano le persone che condividono i principi e le preoccupazioni contenuti in questo manifesto. Speriamo di averle al nostro fianco per cercare di colmare insieme il vuoto che non risparmia nessuno.

- Libertà e Giustizia, 14-02-2010

Palermo, si riparte

Lunedì 25 maggio si è ritrovata l’assemblea dei soci e dei simpatizzanti di Libertà e Giustizia a Palermo. L’incontro, svoltosi sotto l’egida di Aldo Gandolfi, ha fatto registrare una importante pluralità di sensibilità e intenti: a partire dal Manifesto “Rompiamo il silenzio”, dalle considerazioni di attualità politica nazionale alle tante e sentite istanze del territorio, è emersa così la necessità di rafforzare la partecipazione della società e i vincoli della democrazia in una regione che, nonostante la sua autonomia, è sin troppo spesso legata alle mancanze della classe dirigente.

A soli due giorni dalle manifestazioni in memoria di Giovanni Falcone che hanno visto, tra tutti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso testimoniare la presenza dello Stato e l’impegno contro la criminalità organizzata, è altresì impossibile non ricordare il malgoverno di amministrazioni (ad esempio quelle di Palermo e Catania) che, a discapito di ampie legittimazioni elettorali, hanno clamorosamente offeso una terra che ha bisogno di futuro, ed è altrettanto ricca di potenzialità disattese o ignorate dalla politica.

Da qui riparte Libertà e Giustizia in Sicilia: una promessa civile fatta di passione, e di concetti come diritti, legalità, sviluppo, che oggi più che mai, certo, richiedono la prova dei fatti; ma anche la responsabilità di ciascuno di noi per stimolare un sempre più aperto e trasparente confronto con le Istituzioni, agorà ideale di una comunità che aspira a rinnovarsi ed a promuovere idee e contenuti, nella consapevolezza dei valori fondanti della Costituzione e propri dell’Associazione. Una lezione, questa, nella quale ci sarà sempre, autenticamente, vivo l’esempio di Pompeo Mangano.

(Francesco Lo Forte)

Assemblea dei soci e dei simpatizzanti – Palermo, 25 maggio 2009

Lunedì 25 maggio 2009 alle ore 18:30 si svolgerà l’Assemblea dei soci e dei simpatizzanti di Libertà e Giustizia per il circolo di Palermo e della Sicilia occidentale. L’evento avrà luogo presso la Sala Barbara dell’Hotel Casena dei Colli, in via Villa Rosato 20.

L’assemblea sarà l’occasione per incontrare vecchi, nuovi soci e simpatizzanti, e dialogare, a partire dal manifesto “Rompiamo il silenzio“, sul futuro del nostro Paese e della nostra regione, rilanciando l’attività del circolo in vista delle prossime iniziative.

Ordine del giorno:
- Presentazione, indirizzi e direttive generali dell’Associazione
- Nomina del nuovo coordinatore per il circolo di Palermo e Sicilia occidentale
- Discussione del Manifesto “Rompiamo il silenzio”
- Programmazione delle prossime iniziative
- Varie ed eventuali

Coordina:
Aldo Gandolfi, consiglio di Presidenza LeG


 

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