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2 giugno 2010: Libertà e Giustizia, Repubblica e Costituzione

2 giugno: la nostra Repubblica e la nostra Costituzione sono una cosa sola, nate una per l’altra, una con l’altra, terra e nazione, valori di democrazia. Oggi il nostro omaggio è l’impegno culturale e politico a contrastare con tutte le armi della disobbedienza civile chi ci sta privando della libertà che è fondamento della nazione e della sua Carta: essere cittadini liberi di informare e di essere informati, uguali davanti alla legge. I nostri valori, il nostro impegno.

Sandra Bonsanti, presidente LeG.

Libertà e Giustizia Palermo partecipa alle celebrazioni pubbliche per il 2 giugno ed invita tutti a presenziare portando in mano una copia della Costituzione.

2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA E DELLA COSTITUZIONE: l’appello e le iniziative.

1 maggio 2010: il dovere della memoria, il futuro dei diritti

LeG Palermo partecipa alla manifestazione del Primo Maggio a Portella della Ginestra; nel segno dell’antifascismo per i diritti, per la democrazia e contro la mafia.

Il corteo partirà da Piana degli Albanesi alle ore 9:30. Tra le adesioni, anche quella della Presidente di Libertà e Giustizia, Sandra Bonsanti.

Mai, forse, come oggi, è fondamentale ribadire forte e chiaro i valori di noi tutti: Resistenza, Costituzione, Democrazia.

Principi ai quali non verrà mai meno il nostro impegno, nè la memoria di chi ha lottato, per un’Italia, e una Sicilia, libera e giusta.

Leggi la nota storica sugli eventi del 1 maggio 1947

“Non rimandateci indietro”

LeG contro il reato di clandestinità

LeG contro il reato di clandestinità

I recenti tragici episodi di migranti morti o lasciati morire a pochi chilometri delle nostre coste impongono una riflessione alla società civile. Non si tratta di tragiche fatalità. Al cinismo dei mercanti di uomini si è aggiunta l’indifferenza o la paura di intervenire di chiunque avvisti un natante in difficoltà. Il soccorso in mare si è ormai trasformato da dovere a fonte di guai. Le imbarcazioni che avvistano natanti in difficoltà sono trattenute dall’intervenire dal timore di un rallentamento nel loro lavoro o, peggio, di una incriminazione per favoreggiamento di reato, quello di immigrazione clandestina. Il caso recente della nave con capitano turco, impedita per cinque giorni dall’avvicinarsi alle coste maltesi o italiane dopo aver soccorso e preso a bordo un gruppo di naufraghi, avrà certo scoraggiato i più dall’intervenire in soccorso  di natanti in difficoltà. Le cifre delle morti in mare sono così imponenti da chiedersi se non vi sia una responsabilità oggettiva delle leggi che, nell’intento primario di scoraggiare l’immigrazione clandestina, hanno reso troppo oneroso e al limite dell’eroismo esercitare l’elementare dovere del soccorso dei naufraghi o dei natanti in difficoltà.

Condannati a morire, e noi cosa facciamo?

Libertà e Giustizia lancia “NON RIMANDATECI INDIETRO”, una lettera-appello contro il reato di clandestinità per raccogliere firme da presentare ai presidenti di Camera e Senato.

E’ convinzione dei firmatari della presente lettera che la legislazione attualmente vigente in Italia e gli accordi internazionali sottoscritti dal nostro paese con la Libia siano tra le cause che incrementano le morti nel canale di Sicilia e rendono impossibile esercitare la richiesta di asilo ai perseguitati politici o ai profughi da situazioni belliche.

I firmatari della presente lettera chiedono che:

1.  Venga cancellata la norma che trasforma l’ingresso irregolare nel nostro paese in un reato. Questa norma impedisce preliminarmente di avanzare richiesta di asilo politico e scoraggia dall’esercitare il soccorso umanitario in mare, per timore di esser coinvolti nell’accusa di complicità di reato.

2.  Vengano introdotte negli accordi tra la Libia e l’Italia norme che assicurino sul suolo libico la presenza di operatori internazionali in grado di valutare la legittimità delle domande di asilo presentate dai migranti e di verificare le condizioni della loro ospitalità nei centri predisposti dal governo libico.

3.  Vengano introdotte norme e accordi internazionali che liberino da ogni conseguenza penale o economica, come il sequestro del natante,  qualunque imbarcazione che presti soccorso in mare a migranti in difficoltà.

Quanto richiesto ha senso e può essere efficace nel fermare la strage per mare che miete vittime innocenti alle soglie del nostro paese solo se si recuperi una condivisa sensibilità al valore della vita umana e alla solidarietà tra individui. Le leggi e la propaganda recente hanno trasformato un carico di uomini morenti in un problema, nell’uomo nero che, nel gioco di carte, rimane in mano del perdente, sia questo l’Italia, Malta, la Libia o il peschereccio guidato dal comandante troppo debole di cuore. I firmatari di questa lettera vorrebbero che  il comune sentire rendesse impossibile a chiunque dire che non spettava a lui occuparsi del problema dei 73 eritrei morti recentemente nel canale di Sicilia.

FIRMA L’APPELLO DI LeG CONTRO IL REATO DI CLANDESTINITA’

Hanno già firmato, tra gli altri, Umberto Eco, Adriano Prosperi, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis ed Emanuela Scribano.

Libertà e Giustizia per la libertà di stampa

Gustavo Zagrebelsky

Libertà e Giustizia firma l’appello dei giuristi sulla libertà di stampa.

L’associazione, presieduta da Sandra Bonsanti, aderisce all’iniziativa lanciata da Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, presidente onorario di LeG, e testimonia la sua solidarietà in particolare ai giornalisti di Repubblica, dell’Avvenire, e dell’Unità direttamente minacciati e spiati con metodi piduisti, ma in generale a tutti i giornalisti italiani che con questa denuncia di Silvio Berlusconi hanno ricevuto una sorta di avvertimento: è vietato fare domande; è vietato criticare. Il disprezzo per la libertà di stampa e per i giornalisti più volte apostrofati come “domandatori”, nel corso di conferenze stampa, rivelano quanto profonda sia la deriva democratica a cui ci ha portato Silvio Berlusconi.

Libertà e Giustizia ha mobilitato tutti i suoi circoli, perché si aprano dibattiti e si organizzino manifestazioni che contribuiscano a tener desta l’attenzione sul tema e a raccogliere firme per la libertà di stampa, ed invita quanti non l’avessero ancora fatto a firmare l’appello e a diffondere il testo tra gli amici e i conoscenti.

Fra le adesioni, anche quella di Umberto Eco, garante di LeG. “Ho già detto che quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa – osserva Eco nella dichiarazione che accompagna la sua adesione – vuole dire che la società e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie ‘robuste’ non c’è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla“.

Sandra Bonsanti, inoltre rinnova al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’appello che gli ha rivolto l’8 agosto: “Quando il Parlamento è stato esautorato e reso muto, quando la stampa e l’informazione sono quotidianamente vilipese e intimidite, quando il basilare diritto ad opporsi e a lavorare per un Paese diverso è soffocato dai diktat di un potere ormai senza alcun controllo, cosa resta della nostra Democrazia? Lo chiediamo a Te, che ne sei il custode e che sai quanto è costato riaverla una volta che era andata perduta. Ben lungi da noi dirti cosa fare o cosa dire, ma vorremmo un segnale di condivisione, una parola che ci confermasse che non siamo soli e che nel rispetto della separazione dei poteri e degli strumenti che ci offre la nostra Costituzione, c’è ancora qualcosa che ognuno di noi può e deve fare”.

Lettera aperta al Presidente Napolitano

Caro Presidente,

Ti scrivo in nome di una antica amicizia, della stima e del rispetto che io e tutti i soci di Liberta’ e Giustizia abbiamo per l’insostituibile lavoro che stai svolgendo nella difesa della nostra Costituzione.

Ma Ti scrivo anche per dirti che la misura e’ colma, che la disperazione di tanti cittadini italiani non trova speranza e sbocco in un futuro vicino. Noi sappiamo che oggi stiamo vivendo in un vero e proprio regime. Quando il Parlamento e’ stato esautorato e reso muto, quando la stampa e l’informazione sono quotidianamente vilipese e intimidite, quando il basilare diritto ad opporsi e a lavorare per un Paese diverso e’ soffocato dai diktat di un potere ormai senza alcun controllo, cosa resta della nostra Democrazia?

Lo chiediamo a Te, che ne sei il custode e che sai quanto e’ costato riaverla una volta che era andata perduta. Ben lungi da noi dirTi cosa fare o cosa dire, ma vorremmo un segnale di condivisione, una parola che ci confermasse che non siamo soli e che nel rispetto della separazione dei poteri e degli strumenti che ci offre la nostra Costituzione, c’e’ ancora qualcosa che ognuno di noi puo’ e deve fare. Nel febbraio scorso Liberta’ e Giustizia pubblico’ un manifesto intitolato “Rompiamo il silenzio”; piu’ di duecentomila cittadini furono d’accordo con il nostro allarme, e insieme a noi dissero: “Non vedere e’ non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia e’ in bilico”. Da allora, la deriva e’ diventata un precipizio.

Ti ringrazio per l’attenzione che vorrai dare a questo nostro disperato allarme. Sappiamo di averlo consegnato nelle mani giuste.

Con profonda stima e affetto,

Sandra Bonsanti

Presidente di Liberta’ e Giustizia


 

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