
Libertà e Giustizia firma l’appello dei giuristi sulla libertà di stampa.
L’associazione, presieduta da Sandra Bonsanti, aderisce all’iniziativa lanciata da Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, presidente onorario di LeG, e testimonia la sua solidarietà in particolare ai giornalisti di Repubblica, dell’Avvenire, e dell’Unità direttamente minacciati e spiati con metodi piduisti, ma in generale a tutti i giornalisti italiani che con questa denuncia di Silvio Berlusconi hanno ricevuto una sorta di avvertimento: è vietato fare domande; è vietato criticare. Il disprezzo per la libertà di stampa e per i giornalisti più volte apostrofati come “domandatori”, nel corso di conferenze stampa, rivelano quanto profonda sia la deriva democratica a cui ci ha portato Silvio Berlusconi.
Libertà e Giustizia ha mobilitato tutti i suoi circoli, perché si aprano dibattiti e si organizzino manifestazioni che contribuiscano a tener desta l’attenzione sul tema e a raccogliere firme per la libertà di stampa, ed invita quanti non l’avessero ancora fatto a firmare l’appello e a diffondere il testo tra gli amici e i conoscenti.
Fra le adesioni, anche quella di Umberto Eco, garante di LeG. “Ho già detto che quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa – osserva Eco nella dichiarazione che accompagna la sua adesione – vuole dire che la società e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie ‘robuste’ non c’è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla“.
Sandra Bonsanti, inoltre rinnova al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’appello che gli ha rivolto l’8 agosto: “Quando il Parlamento è stato esautorato e reso muto, quando la stampa e l’informazione sono quotidianamente vilipese e intimidite, quando il basilare diritto ad opporsi e a lavorare per un Paese diverso è soffocato dai diktat di un potere ormai senza alcun controllo, cosa resta della nostra Democrazia? Lo chiediamo a Te, che ne sei il custode e che sai quanto è costato riaverla una volta che era andata perduta. Ben lungi da noi dirti cosa fare o cosa dire, ma vorremmo un segnale di condivisione, una parola che ci confermasse che non siamo soli e che nel rispetto della separazione dei poteri e degli strumenti che ci offre la nostra Costituzione, c’è ancora qualcosa che ognuno di noi può e deve fare”.
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